“Mi danno della fascista? Me ne frego. Ma lei…”. Meloni? Boldrini colpita e affondata

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Una Giorgia Meloni come sempre combattiva e che parla a tutto campo, quella a L’Intervista a SkyTg24. Una Meloni che, su precisa domanda di Maria Latella, torna sulla polemica con Laura Boldrini e il suo silenzio nei giorni dello stupro di Rimini. E la leader di FdI impartisce la consueta lezione alla presidente della Camera. Riferendosi al fatto che la Boldrini, dopo le critiche della Meloni, denunciò una campagna d’odio, la Meloni sottolinea: “Io sono oggetto di molto più odio, ma nessuno si scandalizza. Ma tanto è normale, è giusto insultare quelli di destra, quelli che vengono chiamati fascisti”. Nessun feeling tra lei e la Boldrini? “No, nessuno: politicamente è tutto ciò che combatto”.

Dunque, sulla legge Fiano che inasprisce l’apologia di fascismo, sottolinea: “Sarò sempre solidale con chi riceve minacce ma la legge Fiano è una legge ridicola che punisce il niente, il fascismo è finito settant’anni fa mentre l’integralismo islamico miete oggi delle vittime“. E ancora: “Chi è nel 2017 che decide cosa è propaganda fascista e cosa no? A me hanno dato della fascista decine di volte, ma non ho mai fatto propaganda fascista”, ha ribadito.

Dunque l’attualità politica e una battuta sul sequestro dei conti correnti alla Lega Nord. La Latella chiede se ha telefonato a Matteo Salvini, e Meloni risponde: “Non ho telefonato a Salvini” per esprimergli solidarietà dopo il sequestro, “approfitto per dargliela adesso”, ma “siamo alleati, siamo amici, non abbiamo bisogno di queste formalità”.

Sul candidato premier, spiega: “Io penso che il leader del centrodestra debba essere scelto seguendo un metodo. Temo che in qualsiasi metodo di selezione dal basso Tajani non possa vincere, visto che è rimasto l’unico a difendere l’Europa”. Infine, una battuta su Marco Minniti, invitato ad Atreju: lo confermerebbe ministro dell’Interno? “Io sono contraria ai governi di larga coalizione, non confermerei l’incarico a nessuno di questi ministri. Minniti sembra più ragionevole, ma dopo Alfano era proprio difficile fare brutta figura, e segnalo che Minniti dice timidamente quello che noi dicevamo tre anni fa”, conclude.

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