“HO CHIESTO DI LEVARMI IL VITALIZIO, SAPETE LA RISPOSTA?” LA CLAMOROSA DENUNCIA DI GERRY SCOTTI

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Un’interessante intervista a tutto campo di Jerry Scotti, popolare presentatore Mediaset. Scotti rivela alcuni aspetti della politica italiana. Infatti, pochi ricorderanno che fu eletto alla Camera nella legislatura che iniziò nel lontano 1987. Alcuni ricorderanno che chiese pubblicamente a Renzi di trovare il modo di non dargli il vitalizio. “Evidentemente la politica ha altro da fare, perché non è successo nulla e le dirò anche che nessun altro ex deputato tra coloro che ne godono mi ha scritto. I privilegi non vanno rinfacciati, vanno tolti” afferma nel corso dell’intervista.

Con Mediaset è felicemente sposato da oltre trentanni, ma anche nei migliori matrimoni capitano piccole baruffe. Mike Bongiorno lo ha nominato suo unico erede, lui negli anni ha sostituito degnamente Corrado alla Corrida e Vianello a Pressing.

Virginio Scotti, nato a Miradolo Terme da padre operaio e mamma casalinga, si è sempre misurato con i grandi. Diventando di diritto uno di loro: Gerry Scotti, l’ unico e inimitabile, uno dei volti più amati della tv. Uno di casa.

Ogni giovedì, instancabile, è in prima serata su Canale 5, con The Winner is, gara canora con Mara Maionchi e Alfonso Signorini. E stasera, una puntata speciale del suo preserale Caduta Libera. Su Wikipedia si legge: «Gerry Scotti: 570 prime serate, 6000 puntate in day time».

Ha mai contato quanti programmi ha fatto?

«No, lo scopro da lei. Sono il lavoro di più di 30 anni. È come la lotta con la bilancia: senti il peso solo se continui a salirci. Sono numeri che fanno piacere».

Il record da guinness è che sono tutti programmi Mediaset. Una fedeltà incomparabile.

«Ne sono lieto. Qui sono cresciuto, sono molto riconoscente. I dirigenti di oggi sono i giovani che conobbi all’ inizio della mia carriera. Ci sono state discussioni, ci siamo mandati a quel paese, ma abbiamo costruito un rapporto unico. Anche se ogni tanto dico loro: siete più “coccolosi” con altri, con l’ amante e non con la moglie che resta sempre, che sarei io».

Chi sono le amanti?

«Quelli che vanno e vengono. Che hanno bisogno di essere blanditi: lo capisco, è umano».

Paolo Bonolis?

«No, anche lui è diventato stanziale. Nessuno in particolare. Da parte mia sono contento di non avere mai avuto nessuno che mi rappresentasse, un manager. Magari sarei diventato ricco il doppio ma non importa: mica voglio essere il più ricco del cimitero».

Ma c’ è stata una volta in cui, concretamente, ha rischiato di andare in Rai?

«Non c’ è mai stata una proposta seria, bella, strutturata. Tanti abboccamenti, magari qualche relazione pubblica, cena, sono nel settore da tanti anni e qualche dirigente Rai l’ ho visto. “Vieni a fare quella cosa lì”, mi hanno detto. Ma sa, qui a Mediaset ho contratti di due-tre anni, direzioni artistiche, progetti solidi, non mi vado a vendere al chilo».

Diciamolo: con il pericolo di un tetto agli stipendi, meglio stare a Cologno. O no?

«Un’ idea già rientrata, si è optato per una diminuzione del 10%. I “tetti” non avevano senso. Siamo tutti uguali? Facciamo tutti la stessa cosa? No. Alcuni nomi hanno fatto la storia della Rai, sono rappresentativi dell’ azienda. Comunque da noi i panni sporchi si lavano in casa».

In che senso?

«Mediaset, in un momento delicato e di raccolta pubblicitaria difficoltosa, ci ha chiesto un sacrificio che io ho fatto volentieri. Mi sono tagliato lo stipendio del 30%. È un’ azienda privata e la cosa non ha fatto scalpore, ma è successo. Adesso la situazione è migliorata».

Comunque la conduzione di Sanremo per ora è vacante. Un pensierino?

«Non penso che lo farò io. Dire che non ci tengo sarebbe brutto. Sono fatalista, se non l’ ho mai condotto ci sarà una ragione. Pier Silvio Berlusconi il permesso me lo darebbe.

Ma la parola Sanremo non l’ abbiamo nominata».

Un passo indietro, quando iniziò con la radio. I suoi genitori come presero il fatto che voleva fare spettacolo e non l’ avvocato?

«Finché era un hobby, non dissero nulla. Mi faceva comprare i libri e la cosa faceva piacere a mio padre, operaio del Corriere della sera. Dopo il servizio militare ho iniziato a fare il pubblicitario, ma intanto continuavo in radio. Bene, un giorno dico loro: smetto di fare il pubblicitario, l’ avvocato non lo farò mai, lancio con Cecchetto Radio Deejay».

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